Printed from chabadroma.org

ChabadRoma Blog

Gli ultimi aggiornamenti sulle attività di Chabad Lubavitch a Roma.

Il Bestseller Non Basta

La prossima settimana ricorre il 20° anniversario della scomparsa del Rebbe, e il mondo ne sta prendendo atto.

Una delle biografie del Rebbe pubblicate questo mese ("Rebbe" di Joseph Telushkin, pubblicato da HarperCollins) ha già raggiunto la lista dei New York Times Bestsellers, così come  quella di Amazon, Publisher's Weekly, Reuters, ed altre. Anche l'opera di Rav Even-Irael (Steinsalz) ("My Rebbe", Maggid publishing) è stata mandata in stampa per la terza volta.
 
Il mensile Shalom della Comunità Ebraica di Roma, come molti organi di stampa (ebraica e non) nel mondo, dedica il numero di giugno al Rebbe e al mondo Chabad (www.shalom.it).
 
I giornali dedicano gli spazi soprattutto all'impatto che il Rebbe e la sua visione hanno avuto su leader religiosi e politici, alla vasta rete di centri Chabad che si trovano in ogni angolo del globo, e così via.
 
Sicuramente per i giornali sono queste le idee da mettere a fuoco in questo momento. Tuttavia, per chi ha cercato di approfondire e seguire gli insegnamenti e l'esempio del Rebbe, questo è un momento per riflettere su altri concetti.
 
In occasione del ventesimo anniversario della scomparsa del Rebbe Yosef Yizchak, che era suo suocero e suo Rebbe, il Rebbe citò, tra l'altro, un brano del Talmud (Sotà 13b-14a) nel quale si parla della morte di Moshè. Moshè non è realmente morto, dice uno dei maestri, in quanto così come durante la sua vita materiale serviva il Sign-re, anche ora continua a servire il Sign-re.
 
In che cosa consiste, però, questo servizio? Si potrebbe pensare ad un'anima elevatissima che continua a risalire le sfere spirituali dei mondi superiori, allontanandosi sempre di più dalla mondanità e da qualsiasi cosa possa costituire un contrasto con il volere Divino.
 
Eppure i Maestri esprimono in un'altra maniera il servizio continuo di Moshè. Il luogo della sepoltura di Moshè, come indicato dalla Torà, è sconosciuto, ma un'indicazione generale è comunque stata fornita. La sepoltura fu sul monte Nebo di fronte a Bet Pe'or. Il Pe'or era una delle forme d'idolatria che erano più in voga all'epoca. La maniera nella quale si svolgeva il culto nell'adorare questa idolatria era particolarmente disgustosa e ripugnante anche per chi era abituato ad adorare altri idoli.
 
Purtroppo, alcuni ebrei seguirono questa moda, caddero nella "trappola" e servirono idoli.
  
Il Rebbe da una moneta ad un bambino da mettere nel bossolo di zedakà 
 
Moshè fu sepolto di fronte a questa idolatria per indicare che avrebbe continuato, nei mondi superiori, a pregare e far sì che sia perdonato questo grave peccato.
 
Certo, non si intende limitare il servizio di Moshè solamente a questa problematica specifica. Il Talmud con questo ci insegna che il ruolo di un maestro e un capo del popolo come Moshè, non è solamente di insegnare e di trasmettere la propria saggezza, ma è quello di intervenire -- anche nelle sfere più elevate -- per il bene di coloro che sono stati dimenticati. Per il bene di coloro che hanno creato un forte distacco tra loro stessi e la propria tradizione.
 
Alla luce di questa tradizione possiamo vedere il Rebbe. Uno dei pochi nel corso delle generazioni che ha saputo guardare oltre. Guardare oltre i limiti. Guardare oltre i peccati. Guardare oltre tutto ciò che normalmente si pone dinanzi ad una persona e lo limita. Quando però c'è di mezzo l'amore, spesso questi limiti non si vedono più. E il Rebbe amava le persone e guardava oltre. E la sua anima in Alto continua a farlo e, come Moshè, continua ad intercedere con Hashem per il bene di tutti noi.

Ma questo non è tutto. Questa insegnamento non riguarda solo Moshè o il Rebbe, in realtà si riferisce ad ognuno di noi. In quanto ci insegna che il bene nascosto dentro di noi è sempre presente ed è sempre pronto ad essere esternato per illuminare tutto il resto. Tutti gli aspetti oscuri sparirebbero se portassimo all'aperto gli aspetti luminosi che abbiamo al nostro interno.
 
Il Rebbe ci ha insegnato che abbiamo molta più forza di quanto possiamo pensare di avere. Abbiamo la possibilità di superare quella prova, quel problema, quell'ostacolo che sembrava insormontabile.
 
E il Rebbe senza dubbio "continua a servire" e pregare nel Cielo. Per questo molti usano recarsi presso il suo luogo di sepoltura nel giorno della ricorrenza, o almeno di fare menzionare lì il proprio nome per una berachà. (Chi lo volesse fare è pregato di rispondere a questa mail indicando il proprio nome e il nome della madre.)
 
Lunedì sera, 30 giugno alle ore 20:00 presso la Casa del Cinema in Villa Borghese avremo modo di approfondire ulteriori aspetti durante la serata di studio alla quale speriamo di vedervi!

Roma Ricorda il Rebbe

3tammuz 5774.jpg

Preghiamo per i ragazzi rapiti

Quando accendiamo le candele preghiamo per tre ragazzi di Yeshiva che sono stati rapiti stanotte. E' uso anche dare tzedaka' in piu' in queste situazioni. Che Hashem li riporti alle loro famiglie sani e salvi adesso!

Yaakov Naftali Ben Rachel Devorah
Gilad Michoel ben Bat Galim
Eyal ben Iris Teshura

Stiamo dividendo la recitazione dei Salmi nel gruppo https://www.facebook.com/groups/diciamotehillim/ unitive a noi.

Decidi Tu!

"Fai tu, disse il Sign-re a Moshè, Io non ti do alcuna istruzione". In questa maniera Rashì parafrasa la parte iniziale della Parashà della settimana (Shelàch) nella quale viene detto in realtà di inviare degli uomini per esplorare la Terra.

Shelach lechà, dice la Torà, ovvero "manda per te". Questo "per te" fa capire che non è un'istruzione diretta bensì l'apertura di una possibilità, come espresso sopra nelle parole di Rashì.
 
Questo è alquanto strano, soprattutto alla luce delle molte istruzioni chiare le quali siamo abituati a vedere nella Torà. Obblighi e divieti sono espressi in maniera assoluta e nel caso di una richiesta particolare o imprevista da parte del popolo Moshè non emana una sentenza prima di consultarsi con Hashem (per esempio, la storia che porta alla Mitzvà del Pesach Shenì, il secondo Pesach).
 
La perplessità è ulteriormente alimentata da ciò è evidente dalle allusioni testuali e dai midrashìm e cioè che Moshè era molto apprensivo del successo o addirittura della necessità di tale missione esplorativa. La tradizione racconta che Moshè recitò una preghiera speciale per il benessere spirituale del suo assistente e successore, Yehoshu'a, perché questo possa non influenzarsi dalle scelte degli altri esploratori.
 
La questione è illuminata in maniera rivoluzionaria in una sichà (un discorso) del Rebbe.
 
Nel commentare questa parashà nel 1989 il Rebbe si soffermò su queste e altre perplessità e poi disse:
 
Quando Hashem disse a Moshè "manda per te" gli stava trasmettendo una novità per quanto concerne il comportamento suo e poi di ogni ebreo. Vi sono delle questioni nella vita per le quali Hashem vorrebbe che la persona agisse non secondo un'istruzione chiaramente prescritta ma secondo le proprie decisioni personali e che queste siano consoni al volere di Hashem senza che Egli dia il Suo input!
Vi sono quindi due fasi e modalità nel servire Hashem. La prima è quella di mettere in atto le istruzioni Divine e nel fare questo la persona sta effettivamente "annullando" il proprio ego per seguire la direttiva Superiore. Un'idea espressa dalla Mishnà (Avòt 2:4) con le parole "annulla il tuo volere davanti al Suo".
 
La seconda fase è più profonda. La persona, attraverso lo studio e l'approfondimento non solamente intellettuale ma anche morale, cerca di arrivare al punto in cui la sua volontà personale corrisponde a quella Divina. Sempre citando la Mishnà: "Fai che la tua volontà sia come la Sua". Qui non si parla più di annullare il proprio io.
In tutti gli ambiti nei quali non vi è una chiara istruzione da parte della Torà, viene data alla persona la libertà e la profondità per maturare le proprie idee fino al punto che possano - senza alcuna istruzione - corrispondere alla volontà implicita del Sign-re.
 
Nel dedicare questo commento a Noa Perugia che festeggia il proprio Bat Mitzvà, non posso non vedere il legame con questa occasione.
Le due fasi sopra descritte sono anche le due fasi della vita: bambino e adulto. Al bambino bisogna istruire ogni cosa in maniera chiara. Al momento del bar o bat Mitzvà ci viene detto invece: ora che hai tutte le istruzioni, usa la tua individualità, il tuo carattere, le doti che Hashem ti ha donato, per capire tu stessa cosa sarebbe stata l'istruzione dei tuoi genitori, dei tuoi maestri, della Torà stessa.
 
E' questo il mio augurio a Noa, che possa d'ora in poi approfondire quest'idea nella propria vita.
 
Con l'aiuto di Hashem e, comunque, anche qualche suggerimento dai genitori... questa idea sarà essenziale per riscontrare successo e berachà ovunque vada.
 
Shalom Hazan
Per altri posti clicca sul link 'archivio' a destra..