Printed from chabadroma.org

ChabadRoma Blog

Gli ultimi aggiornamenti sulle attività di Chabad Lubavitch a Roma.

Il Rabbino che divenne un cocchiere - parte terza

Rav Yossèf fece il confronto da sé stesso e sua moglie. Lei era una donna semplice ma visto l'educazione che ricevuto aveva una pura e semplice fede nelle parole dei Tzadikìm che servono Hashèm. Lei non esitò un momento, come invece fece lui, e fece subito sapere la sua opinione positiva offrendo anche di vendere i propri gioielli per acquistare il cavallo e la carrozza.
 
Con questo, Rav Yossèf iniziò a contemplare l'importanza della giusta educazione. Lui stesso era stato cresciuto nel grembo della Torà e del Timore del Cielo. Suo padre, Rav Abbà, era un grande tzaddìk. Anche se per guadagnarsi da vivere era un semplice sarto, non accadde mai che non si svegliò a mezzanotte per pregare e studiare la Torà fino all'alba. Non prese mai parte in conversazioni frivole non solo di Shabbàt ma per tutta la settimana. [...] Anche sua madre era una donna timorosa di D-o che era sempre presa da diverse attività di beneficenza. [...] Era anche esperta di cure mediche e visitiva sempre le donne partorienti per prestare assistenza. E con tutto ciò, pensò Rav Yossèf, a lui stesso ancora mancava quella fede semplice nelle parole dei Maestri. Mentre sua moglie, cresciuta nella casa del suo padre il chassìd Rav Netanèl il Sofer, aveva una fede semplice e non esitava un momento.
 
[...] Per due giorni Rav Yossèf rimase in dubbio sul da fare. Sua moglie gli aveva già dato il denaro ottenuto dalla vendita dei suoi gioielli e intanto era arrivato lo Shabbàt. Nel giorno di riposo non riuscì a distrarsi dal pensiero della sua situazione, pensando che questo sarebbe stato il suo ultimo Shabbàt da "Rav Yossèf il Maestro" e dal prossimo Shabbàt sarebbe stato "Yossèf il Cocchiere". Nel suo pensiero si chiedeva cosa ne sarà di tutto lo studio che aveva fatto, e scoppiava in lacrime.

Poi un altro pensiero iniziò a turbarlo: "Sono veramente preoccupato di cosa ne sarà del mio studio di Torà, o forse è solo la mia presunzione personale, la mia arroganza per la perdita della mia dignità, che realmente mi disturba?" Pensando a questo si ricordò di un amico, anch'egli chassìd dell'Alter Rebbe, Rav Chaim Yehoshua il Cocchiere di Veliz e fu invaso da un sentimento di gioia come da un lampo.

"Non è forse R. Chaim Yehoshua un cocchiere da giovane? E non conosce forse a memoria l'intero Tanach (canone biblico), i sei ordini della Mishnà e il Tanya? Ha anche una conoscenza sorprendente delle leggi pratiche della prima sezione dello Shulchàn Aruch. Oltre a questo, i suoi figli sono degli studiosi fuori dal comune. Il figlio Binyamìn è Rav a Vitebsk, Yaakov Aryeh a Kalisk e il genero Refael Yitzchak è Rosh Yeshivà a Nevel."

Questo ricordo fu per Rav Yossèf come una boccata d'aria fresca. [...] E' possibile essere un cocchiere, uno studioso e un servo di Hashèm al tempo stesso", pensò, "e la prova è R. Chaim Yehoshua, che mentre viaggia studia a memoria il Tanach, la Mishnà e il Tanya. Io farò lo stesso: studierò a memoria mentre viaggio e tra un viaggio e l'altro studierò in profondità!"
Dopo Shabbàt decise di raggiungere il suo amico a Veliz.

[...] Rav Yossèf disse a R. Chaim Yehoshua che per un motivo riservato doveva diventare un cocchiere, pertanto lo era venuto a trovare per imparare il mestiere da lui. Gli disse anche che aveva a disposizione i fondi per acquistare un cavallo, la carrozza e tutto il necessario.
R. Chaim Yehoshua rimase scioccato da queste parole. Guardò Rav Yossèf pensando che avesse perso la ragione. R. Chaim Yehoshua rimase lì senza parole... Quando riuscì a riprendersi gli disse "che tipo di follia ti è entrata in mente, rav Yossèf? Dopo decenni di studio approfondito della Torà decidi di diventare un cocchiere?"

Rav Yossèf scoppiò in lacrime e non poté parlare. Anche il suo amico pianse con lui e disse "perché piangi Rav Yossèf? Chi ti costringe a diventare un cocchiere e quindi a piangere? Lascia la follia e vai a studiare Torà e servire Hashèm come prima!"

Rav Yossèf si alzò in piedi (questa era l'usanza dei primi Chassidìm; quando ripetevano le parole del Rebbe si alzavano in piedi) e ripeté le parole dell'Alter Rebbe che gli erano state dette in quell'incontro privato nel 5564 (1804). "Tutte le parole del Rebbe si sono realizzate, aggiunse, e poi arrivarono gli agenti della comunità di Lieplie per propormi la carica rabbbinica; è giunto quindi il momento di diventare un cocchiere".

Udendo queste parole R. Chaim Yehoshua disse: "In tal caso perché piangi? Dovresti gioire con l'idea che hai l'opportunità di mettere in atto le parole e le istruzioni del nostro grande Rebbe, che la sua anima riposa nel Gan Eden. Vieni, ti aiuterò a scegliere un buon cavallo e tutto il necssario. Oggi stesso Koppel, il mio assistente, ti insegnerà a mettere i finimenti. Entro due giorni saprai tutto."

Rispose Rav Yossèf: non possono le parole del nostro Maestro trovare la loro realizzazione in un'altra maniera? Se io diventassi un tuo socio nell'attività potrei partecipare con un investimento per acquistare una carrozza e pagare un'altra persona che lavori con te. Anch'io ogni tanto potrei viaggiare con lui..."

"No," disse Rabbi Chaim Yehoshua "le parole del nostro Rebbe così non sarebbero realizzate. Egli disse che per il bene della tua anima dovrai diventare un cocchiere invece di un rabbino. Quindi per il tuo stesso bene devi diventare un cocchiere!"
Alla fine Rav Yossèf dovette concedere che era per la sua dignità e "arroganza" che il suo pensiero era ofuscato. Quindi iniziò assieme a R. Chaim Yehoshua a fare tutti i preparativi per la sua nuova vita.

Rabbi Chaim Yehoshua lo fece anche sapere tra i chassidìm (che l'Alter Rebbe aveva istruito R. Yossèf a diventare un cocchiere) e in tempo breve la cosa si è risaputa che Rav Yossèf "il padrone delle spiegazioni" come lo chiamavano i chassidìm, o  Rav Yossèf "che provvede il sostentamento" (in materia di studio), come lo chiamavano tutti gli studiosi della zona, ecco questo Rav Yossèf era diventato un cocchiere.
  

To be continued...

Il Rabbino che Divenne un Cocchiere - parte seconda

Nelle prossime settimane condivideremo con voi, cari lettori, una storia tratta dalle memorie del Rebbe Yossef Y. Schneersohn di Lubavitch (1880-1950). La storia stessa ma anche la descrizione della vita degli ebrei in Russia di oltre due secoli e mezzo fa sono un'importante fonte di informazioni.

Parte 2°
Quando Rav Yossèf tornò a casa gli fu proposto di incontrare ed eventualmente sposare la figlia di Rav Netanèl lo Soffèr (lo scriba), che era rimasta anche lei vedova. Lei era giovane ed era titolare di un negozio di alimentari. Si sposarono e nell'estate del 5568 (1808) nacque un figlio che chiamarono Abba Zelig.

Nell'anno 5574 (1814) vennero da Rav Yossèf degli agenti della comunità di Lieplie con la richiesta scritta da parte della comunità, nella quale gli offrivano la posizione di Rabbino Capo di Lieplie. In quel momento, Rav Yossèf rammentò che dieci anni prima l'Alter Rebbe gli aveva detto che per il bene della sua anima, sarebbe stato meglio diventare un cocchiere anziché un rabbino. Di conseguenza, rifiutò l'offerta e mandò via gli agenti a mani vuote.

Dopo che furono partiti, riflettendo sulle parole dell'Alter Rebbe, Rav Yossèf si accorse che ora che gli era stata offerta la posizione rabbinica, era giunto il momento di diventare un cocchiere. Per un mese intero fu tormentato dentro di sé sul dafarsi a riguardo. In un momento decideva di andare avanti con il progetto di diventare un cocchiere e in un altro esitava e decideva il contrario. Così andava avanti e indietro in uno stato di confusione, angoscia ed indecisione.

Finalmente prese la decisione di seguire le parole del Rebbe e si avviò verso una locanda che era frequentata dai cocchieri, per poterli conoscere e farsi insegnare il mestiere. Quando i cocchieri videro Rav Yossèf che si avvicinava, lo salutarono e gli domandarono dove volesse viaggiare. Forse verso Vitebsk, o Lieplie? (Le città più importanti della zona). Rav Yossèf rispose timidamente che non aveva bisogno di viaggiare. Voleva solamente imparare il mestiere del cocchiere. I cocchieri si guardarono l'un l'altro in modo incredulo. Semplicemente non potevano comprendere quando stesse dicendo.

"Rav", disse uno dei suoi allievi che capitò in quel luogo, "lei capisce meglio le regole riguardanti la kasherizzazione degli utensili (hag'alà) che le regole di guidare una carrozza (agalà)". I cocchieri che capivano la distinzione tra le due parole in ebraico, si misero a ridere. Uno di loro, tuttavia, disse con la massima serietà: "Se il Maestro Rav Yossèf è venuto da noi, è ovvio che non lo ha fatto per scherzare. Questa deve essere per lui una cosa importante. Venga Rav Yossèf, io sono pronto ad aiutarla e a rispondere alle sue domande".

Rav Yossèf andò immediatamente alla stalla. Il cocchiere dimostrò al Rav come mettere i finimenti, come usare le redini, mettere il grasso sulle assi, ecc. Non sapendo come muoversi in quell'ambiente, Rav Yossèf divenne sporco con il grasso; inoltre uno dei cavalli lo colpì con la coda, vicino all'occhio.

Rav Yossèf tornò a casa sudicio ed esausto; sia il suo corpo che il suo spirito erano spezzati. Si cambiò le vesti ed andò alla sinagoga per la preghiera pomeridiana e per la lezione che faceva ai frequentatori. Dopo la tefillà i suoi amici e conoscenti gli domandarono "perché sei andato a trovare l'associazione dei cocchieri? Si dice in giro che Yitzchak il Cocchiere le ha insegnato a mettere i finimenti". Rav Yossèf evitò le domande e andò a casa.

Quando arrivò a casa vide sua moglie seduta mentre piangeva. Capì che le era giunta la notizia della sua "visita" presso la stalla di Yitzchak il Cocchiere. Rav Yossèf andò in stanza e pianse amareggiato. "Ho forse dedicato più di cinquant'anni della mia vita allo studio costante della Torà e al servizio di Hashm per poi diventare un cocchiere? Potrà un uomo di settant'anni diventare un cocchiere?". Decise in quel momento che non sarebbe mai diventato un cocchiere.

Tuttavia, quando si calmò, si ricordò del momento dieci anni prima in cui si trovava alla presenza del suo Maestro, l'Alter Rebbe. Le parole sacre del Rebbe risuonavano nelle sue orecchie. Si accorse di quanto la previsione del Rebbe si era realizzata e che era giunto il momento che lui diventi un cocchiere.

D'un tratto, gli entrarono in mente le parole dei Saggi che dicono di consultarsi con la propria moglie. Decise di parlarne con lei e di seguire qualsiasi cosa avrebbe consigliato. Andò subito nella stanza dove si trovava sua moglie. Lei stava guardando nel lettino dove il loro piccolo Abba Zelig dormiva. Le lacrime calde ancora scendevano sul suo volto, pensando alla terribile notizia che suo marito era impazzito ed aveva chiesto ai cocchiere di insegnargli il loro mestiere. Quando suo marito si avvicinò, si asciugò le lacrime e gli dimostrò un volto piacevole.

"Ho qualcosa da dirti", disse Rav Yossèf. Le raccontò tutto partendo dalle parole dell'Alter Rebbe e poi disse "ora non so cosa fare; è possibile che dopo cinquant'anni di studiare la Torà diventerò un cocchiere? D'altro canto, come posso non mettere in atto le istruzioni del nostro sacro Rebbe, che la sua memoria sia di benedizione?" Concluse aggiungendo che avrebbe aspettato la sua decisione "farò ciò che tu decidi", disse alla moglie.

"La mia opinione", disse la moglie, "è che se il tuo Maestro e Rav ti ha istruito, dovresti mettere in atto immediatamente le sue parole, senza aspettare neanche un giorno! Domani venderò la mia collana di perle e due oggetti d'oro, il ricavo dovrebbe essere sufficiente per acquistare un cavallo e una carrozza. Che tu possa iniziare questo lavoro seguendo il consiglio del nostro Rebbe in un momento buono e propizio!"

Quando Rav Yossèf udì le parole della sua moglie, espresse con un cuore pure e con una fede così pura, rimase da un lato colpito positivamente dalla pura fede nei Tzadikìm, mentre dall'altra parte gli si spezzò il cuore pensando che lui, Rav Yossèf, sarebbe diventato un cocchiere. I studiosi della città lo chiamavano "Rabbì Yossèf il padrone delle spiegazioni" per la sua chiarezza nell'insegnamento, e in tutte le cittadini e i villaggi della zona era conosciuto come colui che conosceva, praticamente a memoria, tutto il Talmud e il Rambam -- ora diverrebbe uno dei cocchieri... Questo lo portò alle lacrime.

Passati alcuni minuti Rav Yossèf si accorse che era giunto il momento delle preghiere della mezzanotte (Tikun Chazòt - una lamentazione che alcuni usano fare). Si preparò per andare in sinagoga per recitarli con un minian, come era sua usanza, e per poi pregare la tefillà della mattina all'alba.

Questa era la sua usanza abituale; d'estate pregava all'alba (dopo le preghiere della mezzanotte) e la Tefillà gli durava due-tre ore nei giorni feriali e quattro-cinque ore di Shabbàt. Dopodiché studiava il Talmud e il Rambam per circa tre ore e poi andava a fare colazione. Dopo la colazione si riposava per un'ora e poi insegnava un gruppo di allievi per quattro ore. Poi cenava, dormiva per tre ore e studiava per due ore con i propri allievi, dopodiché ripassava la Mishnà per un'ora. In più, regolarmente ripassava a memoria vari aspetti della Torà prima di andare a dormire o a riposare. Pregava Minchà con il minian ed insegnava una lezione di Talmud ai frequentatori prima di 'Arvìt. Durante i mesi invernali modificava questo programma secondo la differenza degli orari diurni e notturni.

Quella notte, Rav Yossèf recitò il tikun chatzòt con il cuore spezzato. Pianse non solo la Distruzione ma anche la sua catastrofa personale: da anziano avrebbe lasciato le sale di studio della Torà. Non solo non avrebbe accettato la carica rabbinica ma sarebbe anche spogliato dal titolo di studioso di Torà e si sarebbe vestito con le vesti sporche del cocchiere. Tutto ciò, senza neanche trovarsi in difficoltà economiche, grazie a D-o. Rav Yossèf pregò dal profondo del cuore chiedendo D-o di salvarlo.

A parta la sua angoscia in generale, Rav Yossèf era particolarmente angosciato a causa delle parole pure di sua moglie. Nel momento in cui lei sentì le parole dell'Alter Rebbe, non esitò un momento e diede la sua opinione con totale fiducia e semplice fede nelle sue parole.

Egli si vergognava dal profondo del cuore. Dopo tutto era lui, Rav Yossèf, che era legato per trentaciunque anni al Rebbe e ai suoi insegnamenti. Tuttavia, quando si trattava di mettere in atto una cosa che pensava fosse sotto la propria dignità, si lasciò buttare in settimane di angoscia durante le quali la sua vita non era vita.
 
To be continued...

Il Rabbino che divenne un cocchiere - parte prima

Nelle prossime settimane condivideremo con voi, cari lettori, una storia tratta dalle memorie del Rebbe Yossef Y. Schneersohn di Lubavitch (1880-1950). La storia stessa ma anche la descrizione della vita degli ebrei in Russia di oltre due secoli e mezzo fa sono un'importante fonte di informazioni.

Il mio padre, maestro e rav [il Rebbe Shalom Dovber di Lubavitch - 1861-1920] mi disse di fare visita al Rav Abba Zelig e di chiedergli di raccontarmi la biografia del suo padre. Il suo padre era il chassìd, Rav Yossef il Cocchiere di Beshenkovitch.

Quando chiesi a Rav Abba Zelig di raccontarmi di suo padre, mi chiese innanzitutto di ripassare un discorso di Chassidut assieme a lui, dopodiché mi racconto la storia del suo padre, come segue.

Reb Efraim Zalman
Vi era a Beshenkovitch un certo uomo di nome Reb Efraim Zalman che era noto come un grande studioso di Torà in tutta la zona, e teneva corrispondenza scritta con molti dei grandi luminari di Torà della generazione. Quando si sparse il nome dell'Alter Rebbe [Rabbì Schneur Zalman, fondatore della scuola Chabad] quale eccezionale studioso, Reb Efraim Zalman decise di viaggiare di persona a Vitebsk per mettere alla prova le conoscenze del giovane "Iluy di Liozna" (il genio di Liozna, come l'Alter Rebbe era conosciuto allora). L'Alter Rebbe visse a Vitebsk per il primo anno dopo il matrimonio, ancora giovanissimo.


Reb Efraim Zalman trascorse circa due settimane nella casa del ricco suocero dell'Alter Rebbe, Reb Yehuda Leib Segal. Durante questo tempo si allietò di molte conversazioni di Torà con l'Alter Rebbe. Era molto meravigliato e colpito dai talenti incredibili del giovane e della sua vastissima conoscenza di tutti gli aspetti della Torà, ma anche della sua sorprendente profondità e mente acuta.


Quando tornò a casa fu moralmente un po' abbattuto, in quanto aveva visto con i propri occhi e confermato di persona che sebbene il Illuy di Liozna fosse solo un giovanotto di quattordici anni, era comunque superiore a lui sia per il pensiero preciso che per la profondità delle sue conoscenze di Torà.


Reb Efraim Zalman era così sconvolto che per un mese aveva difficoltà a focalizzare bene sui propri studi di Torà per lunghi periodi come era abituato. Finalmente, decise di aprire il suo cuore all'anziano Gaon (genio), il Rav Avraham Ze'ev Saghì-Nahòr (il cieco). Rav Avraham lo confortò dicendogli che dal punto di vista della quantità del materiale conosciuto, lui - Reb Efraim Zalman - era secondo solo al Gaon di Vilna.


Solo allora si sollevò lo spirito di Reb Efraim Zalman e tornò a studiare come prima.

Rav Avraham Ze'ev il Cieco
Il Genio Rav Avrahàm Ze'ev conosceva a memoria l'intero Talmud con i commenti di Rashì e Tossafòt. Per cinquant'anni aveva svolto il ruolo di Rosh Yeshivà (capo di una scuola Talmudica) ed aveva molti allievi che a loro volta erano importanti studiosi.


Uno dei suoi alievi più importanti fu Rav Yossèf. Oltre ai suoi grandi talenti nello studio, Rav Yossèf - già da bambino - aveva un timore del Cielo innato. Quando aveva diciott'anni sposò la figlia di un abitante di paese che abitava in un piccolo villaggio nei pressi di Beshenkovitch. Abito lì per circa quindici anni, occupandosi tutto il tempo di studio di Torà e servizio del Cielo.


Ora, capitò una volta che un certo viaggiatore - che poi si dimostrò un grande studioso di Torà - capitò in quel villaggio. Rav Yossèf era felicissimo della presenza dell'ospite e delle molte conversazioni su temi di Torà che tenne con lui. Visto che era il mese invernale di Cheshvàn e le pioggie rendevano difficile il viaggio, Rav Yossèf convinse l'ospite di rimanere con loro finché sarebbero cessate le pioggie.


In una delle loro conversazione Rav Yossèf venne a sapere dall'ospite che aveva imparato la maggior parte della sua conoscenza dal Maghìd ("Il predicatore") di Liozna (questo era il titolo dell'Alter Rebbe all'epoca). Queste parole gli entrarono nel cuore e decise che la prossima volta che sarebbe capitato in città avrebbe chiesto informazioni su come arrivare a Liozna. Intendeva un giorno andare a trovare il Maghìd e sentire approfondimenti di Torà dalla sua bocca.


Tuttavia, passarono tre anni e Rav Yossèf non era ancora andata a trovare il Magghìd di Liozna. Accadde una volta che in un incontro tra gli studiosi della zona, il genio Reb Efraim Zalman tenne una lezione su una questione talmudica di dura comprensione. Nel corso del suo discorso, Reb Efraim Zalman disse che quattordici anni prima (nell'anno 5523-1763) aveva incontro il Illuy di Liozna quando questo ancora abitava presso la casa del suocero R. Yehuda Leib Segal. Reb Efraim Zalman disse il Iluy (il genio - lo stesso Maghìd di Liozna che sarebbe poi noto come l'Alter Rebbe) aveva spiegato alcuni commenti del Raavad sul Mishnè Torà del Rambam (Maimonide). Dato il detto dei Maestri che chi cita un insegnamento a nome della persona da cui l'ha sentito, fa sì che la Redenzione si avvicini, Rav Efraim Zalman trasmise in quella occasione alcuni degli insegnamenti che aveva sentito anni prima dall'Alter Rebbe, facendo capire quanto erano innovativi e profondi, data la mente così profonda del loro autore.


Queste parole penetrarono il cuore di Rav Yossèf, il quale decise di viaggiare verso Liozna senza tardare. Questo accadde nell'estate del 5537 (1777). Rav Yossèf rimase a Liozna per un anno intero. Poi tornò a casa e si immerse nuovamente nello studio della Torà e del servizio del Cielo ma questa volta secondo le indicazione dategli dall'Alter Rebbe. Passarono vent'anni in questa maniera, durante i quali Rav Yossèf andava a trovare l'Alter Rebbe ogni due o tre anni.


Nell'anno 5561 (1801) Rav Yossèf rimase vedovo. Durante il primo anno dopo la morte della sua moglie, egli continuò a vivere nella tenuta del suocero, che allora era già stata ereditata dai suoi cognati. Poi decise di lasciare quel luogo - contro la volontà dei suoi cognati - e affittò una camera a Beshenkovitch. Il padrone di casa era soprannonimato Yochanàn Nafcha (Yochanàn il fabbro - come uno dei maestri del Talmud). 


Durante questo periodo, il suo cognato Reb Yehudah, lo convocò davanti alla corte rabbinica per cercare di forzarlo ad accettare i cinquecento gulden che il suocero gli aveva lasciato nel testamento. (Rav Yossèf non volevo accettare doni o simile). La sentenza del Bet Dìn fu che quel denaro era di proprietà di Rav Yossèf e che doveva accettare quei fondi. Prima diede la decima a varie opere di zedakà e poi diede trecento gulden in prestito al fondo di prestiti gratuiti. Le restanti centocinquanta gulden furono da lui date in mano ad un consiglio di tre uomini abbienti della città. La loro responsabilità era di occuparsi delle sue spese quotidiane. Quando il fondo fu esaurito, Rav Yossèf si mantenne insegnando tre bambini. Mangiava a casa dei loro genitori secondo un sistema di rotazione; due mesi in ognuna delle tre case.


Rav Yossèf andò alla cittadina di LIadì (dove ormai risideva l'Alter Rebbe) nell'anno 5564 (1804). Quando entrò nello studio dell'Alter Rebbe, egli gli chiese se conosceva a memoria perfettamente tutti i sei ordini della Mishnà. Rav Yossèf rispose affermativamente ed aggiunse che aveva l'usanza di ripassarli tutti una volta al mese.


L'Alter Rebbe rispose: "Mishnà (משנה) è composta dalle stesse lettere di Neshamà-anima (נשמה). Tu sposerai una donna che ha già figli da un matrimonio precedente. A voi nascerà un figlio. Il Sign-re, benedetto Egli sia, ti darà una lunga vita. Per il bene della tua anima, invece di accettare una posizione rabbinica è meglio diventare un cocchiere".
Per altri posti clicca sul link 'archivio' a destra..