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Il Rabbino che divenne un cocchiere - parte prima

Venerdi, 11 Novembre, 2016 - 4:52

Nelle prossime settimane condivideremo con voi, cari lettori, una storia tratta dalle memorie del Rebbe Yossef Y. Schneersohn di Lubavitch (1880-1950). La storia stessa ma anche la descrizione della vita degli ebrei in Russia di oltre due secoli e mezzo fa sono un'importante fonte di informazioni.

Il mio padre, maestro e rav [il Rebbe Shalom Dovber di Lubavitch - 1861-1920] mi disse di fare visita al Rav Abba Zelig e di chiedergli di raccontarmi la biografia del suo padre. Il suo padre era il chassìd, Rav Yossef il Cocchiere di Beshenkovitch.

Quando chiesi a Rav Abba Zelig di raccontarmi di suo padre, mi chiese innanzitutto di ripassare un discorso di Chassidut assieme a lui, dopodiché mi racconto la storia del suo padre, come segue.

Reb Efraim Zalman
Vi era a Beshenkovitch un certo uomo di nome Reb Efraim Zalman che era noto come un grande studioso di Torà in tutta la zona, e teneva corrispondenza scritta con molti dei grandi luminari di Torà della generazione. Quando si sparse il nome dell'Alter Rebbe [Rabbì Schneur Zalman, fondatore della scuola Chabad] quale eccezionale studioso, Reb Efraim Zalman decise di viaggiare di persona a Vitebsk per mettere alla prova le conoscenze del giovane "Iluy di Liozna" (il genio di Liozna, come l'Alter Rebbe era conosciuto allora). L'Alter Rebbe visse a Vitebsk per il primo anno dopo il matrimonio, ancora giovanissimo.


Reb Efraim Zalman trascorse circa due settimane nella casa del ricco suocero dell'Alter Rebbe, Reb Yehuda Leib Segal. Durante questo tempo si allietò di molte conversazioni di Torà con l'Alter Rebbe. Era molto meravigliato e colpito dai talenti incredibili del giovane e della sua vastissima conoscenza di tutti gli aspetti della Torà, ma anche della sua sorprendente profondità e mente acuta.


Quando tornò a casa fu moralmente un po' abbattuto, in quanto aveva visto con i propri occhi e confermato di persona che sebbene il Illuy di Liozna fosse solo un giovanotto di quattordici anni, era comunque superiore a lui sia per il pensiero preciso che per la profondità delle sue conoscenze di Torà.


Reb Efraim Zalman era così sconvolto che per un mese aveva difficoltà a focalizzare bene sui propri studi di Torà per lunghi periodi come era abituato. Finalmente, decise di aprire il suo cuore all'anziano Gaon (genio), il Rav Avraham Ze'ev Saghì-Nahòr (il cieco). Rav Avraham lo confortò dicendogli che dal punto di vista della quantità del materiale conosciuto, lui - Reb Efraim Zalman - era secondo solo al Gaon di Vilna.


Solo allora si sollevò lo spirito di Reb Efraim Zalman e tornò a studiare come prima.

Rav Avraham Ze'ev il Cieco
Il Genio Rav Avrahàm Ze'ev conosceva a memoria l'intero Talmud con i commenti di Rashì e Tossafòt. Per cinquant'anni aveva svolto il ruolo di Rosh Yeshivà (capo di una scuola Talmudica) ed aveva molti allievi che a loro volta erano importanti studiosi.


Uno dei suoi alievi più importanti fu Rav Yossèf. Oltre ai suoi grandi talenti nello studio, Rav Yossèf - già da bambino - aveva un timore del Cielo innato. Quando aveva diciott'anni sposò la figlia di un abitante di paese che abitava in un piccolo villaggio nei pressi di Beshenkovitch. Abito lì per circa quindici anni, occupandosi tutto il tempo di studio di Torà e servizio del Cielo.


Ora, capitò una volta che un certo viaggiatore - che poi si dimostrò un grande studioso di Torà - capitò in quel villaggio. Rav Yossèf era felicissimo della presenza dell'ospite e delle molte conversazioni su temi di Torà che tenne con lui. Visto che era il mese invernale di Cheshvàn e le pioggie rendevano difficile il viaggio, Rav Yossèf convinse l'ospite di rimanere con loro finché sarebbero cessate le pioggie.


In una delle loro conversazione Rav Yossèf venne a sapere dall'ospite che aveva imparato la maggior parte della sua conoscenza dal Maghìd ("Il predicatore") di Liozna (questo era il titolo dell'Alter Rebbe all'epoca). Queste parole gli entrarono nel cuore e decise che la prossima volta che sarebbe capitato in città avrebbe chiesto informazioni su come arrivare a Liozna. Intendeva un giorno andare a trovare il Maghìd e sentire approfondimenti di Torà dalla sua bocca.


Tuttavia, passarono tre anni e Rav Yossèf non era ancora andata a trovare il Magghìd di Liozna. Accadde una volta che in un incontro tra gli studiosi della zona, il genio Reb Efraim Zalman tenne una lezione su una questione talmudica di dura comprensione. Nel corso del suo discorso, Reb Efraim Zalman disse che quattordici anni prima (nell'anno 5523-1763) aveva incontro il Illuy di Liozna quando questo ancora abitava presso la casa del suocero R. Yehuda Leib Segal. Reb Efraim Zalman disse il Iluy (il genio - lo stesso Maghìd di Liozna che sarebbe poi noto come l'Alter Rebbe) aveva spiegato alcuni commenti del Raavad sul Mishnè Torà del Rambam (Maimonide). Dato il detto dei Maestri che chi cita un insegnamento a nome della persona da cui l'ha sentito, fa sì che la Redenzione si avvicini, Rav Efraim Zalman trasmise in quella occasione alcuni degli insegnamenti che aveva sentito anni prima dall'Alter Rebbe, facendo capire quanto erano innovativi e profondi, data la mente così profonda del loro autore.


Queste parole penetrarono il cuore di Rav Yossèf, il quale decise di viaggiare verso Liozna senza tardare. Questo accadde nell'estate del 5537 (1777). Rav Yossèf rimase a Liozna per un anno intero. Poi tornò a casa e si immerse nuovamente nello studio della Torà e del servizio del Cielo ma questa volta secondo le indicazione dategli dall'Alter Rebbe. Passarono vent'anni in questa maniera, durante i quali Rav Yossèf andava a trovare l'Alter Rebbe ogni due o tre anni.


Nell'anno 5561 (1801) Rav Yossèf rimase vedovo. Durante il primo anno dopo la morte della sua moglie, egli continuò a vivere nella tenuta del suocero, che allora era già stata ereditata dai suoi cognati. Poi decise di lasciare quel luogo - contro la volontà dei suoi cognati - e affittò una camera a Beshenkovitch. Il padrone di casa era soprannonimato Yochanàn Nafcha (Yochanàn il fabbro - come uno dei maestri del Talmud). 


Durante questo periodo, il suo cognato Reb Yehudah, lo convocò davanti alla corte rabbinica per cercare di forzarlo ad accettare i cinquecento gulden che il suocero gli aveva lasciato nel testamento. (Rav Yossèf non volevo accettare doni o simile). La sentenza del Bet Dìn fu che quel denaro era di proprietà di Rav Yossèf e che doveva accettare quei fondi. Prima diede la decima a varie opere di zedakà e poi diede trecento gulden in prestito al fondo di prestiti gratuiti. Le restanti centocinquanta gulden furono da lui date in mano ad un consiglio di tre uomini abbienti della città. La loro responsabilità era di occuparsi delle sue spese quotidiane. Quando il fondo fu esaurito, Rav Yossèf si mantenne insegnando tre bambini. Mangiava a casa dei loro genitori secondo un sistema di rotazione; due mesi in ognuna delle tre case.


Rav Yossèf andò alla cittadina di LIadì (dove ormai risideva l'Alter Rebbe) nell'anno 5564 (1804). Quando entrò nello studio dell'Alter Rebbe, egli gli chiese se conosceva a memoria perfettamente tutti i sei ordini della Mishnà. Rav Yossèf rispose affermativamente ed aggiunse che aveva l'usanza di ripassarli tutti una volta al mese.


L'Alter Rebbe rispose: "Mishnà (משנה) è composta dalle stesse lettere di Neshamà-anima (נשמה). Tu sposerai una donna che ha già figli da un matrimonio precedente. A voi nascerà un figlio. Il Sign-re, benedetto Egli sia, ti darà una lunga vita. Per il bene della tua anima, invece di accettare una posizione rabbinica è meglio diventare un cocchiere".
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