Il cuore delle attività del movimento Chabad Lubavitch a Roma ruota attorno agli amici che ne vengono toccati, chi in un modo, chi in un altro. Pubblicato in onore della serata di gala della Fondazione Schneerson Chabad Lubavitch a Roma.
Era una serata d’inverno del 1985 quando un amico mi invitò ad andare ad una lezione di un Rabbino arrivato a Roma da poco tempo e, all’apparenza, un po’ particolare.
A Via Garfagnana incontrai per la prima volta Rav Hazan, impegnato nel mettere ciascuno a proprio agio. La mia prima impressione fu di avere davanti un personaggio che comunque incuteva un certo timore reverenziale (l’abito lungo e nero, la barba folta, ecc…) ma, al tempo stesso, ero incuriosito ed affascinato da una tipologia di rabbino così diversa da quelli che eravamo (siamo) abituati a vedere.
Le lezioni di Rav Hazan vedevano una folta partecipazione di ragazzi, per la maggior parte tripolini, ma noi romani (pochissimi) eravamo ben lieti di partecipare per ascoltare un nuovo modo di spiegare la Torà.
Per la prima volta avevamo la possibilità di ascoltare, fare domande, partecipare attivamente alle lezioni, addirittura decidere noi l’argomento della serata e chiedere al Rav qualsiasi dubbio avessimo per la testa, ottenendo sempre risposte chiare ed esaustive.
Da quel gruppo meraviglioso sono nate, nel tempo, amicizie vere e grandi amori, gruppi di studio e comitive, ma non solo.
Si è creato un modo innovativo di avvicinare le persone ai precetti della Torah ed i frutti sono visibili a tutti in quanto, quei ragazzi dell’85, oggi sono genitori che trasmettono i valori ebraici ai loro figli e, in molti casi sono diventati “shomrei mitzvòt”, osservanti dei precetti.
Rav Hazan e la sua impagabile moglie Sarah, hanno dato a molti di noi la possibilità di partecipare alle gioie della loro vita; ricordo ancora il Bar Mitzvà del figlio Shalom, oggi Rav molto seguito a Monteverde, come il matrimonio dei figli Chani e Shmulik, anche loro attivi nel proseguire la “mission” Lubavitch.
Rav Hazan si è distinto per altre iniziative mai praticate in precedenza nella Comunità ebraica romana, se non all’interno di ambienti comunitari. L’accensione della Chanukià in Piazza Barberini, è diventato un appuntamento fisso della città di Roma, con la partecipazione sempre maggiore di persone in tutti giorni della festività.
L’organizzazione di eventi di beneficenza, le missioni in Israele per aiutare famiglie bisognose, i campeggi del Gan Israel e del Pardes Channa organizzati da Chabad a Milano, le grandi giornate a Fregene di Lag Ba-Omer, sono solamente alcune delle occasioni in cui il Movimento Lubavitch è attivo.
A Roma esistono diverse possibilità di usufruire dei servizi messi a disposizione dal Movimento; dalle lezioni di Rav Hazan al Pitigliani ed al Tempio Tripolino di Via Balbo, agli incontri di Rav Shalom ( e della splendida moglie Chani) a Monteverde ed al Bet Shalom, alle iniziative di Rav Ronnie e Sterna Canarutto nella zona di Viale Libia e quelle di Rav Menachem e Rivkie Lazar con i giovani e i studenti.
Il tutto sempre con la massima efficienza e, soprattutto, cordialità.
Rav Hazan ha partecipato al mio matrimonio ed al Bar Mitzvà del mio figlio maggiore, ha sempre avuto una parola di conforto nei momenti difficili, e la battuta pronta nei momenti più spensierati. Oltre che un Rav, lo ritengo un vero amico, cosi come mi ritengo amico di suo figlio, Rav Shalom, oggi diventato il ”mio” Rav.
Credo che l’opera dei Lubavitch a Roma sia stata importante nel tracciare una strada mai percorsa in precedenza; ho sempre pensato che parte del merito del recente riavvicinamento verso una più rigorosa osservanza religiosa, vada ascritto proprio a Rav Hazan ed al suo Movimento. Il segreto è stato di avvicinare famiglie poco rispettose ed osservanti e portarle a fare “qualcosa”. Quel qualcosa che poi, nel corso del tempo, ha germogliato in ognuno di noi e ci ha portato ad essere ciò che siamo oggi.
Grazie Rav Hazan, grazie Lubavitch.
Raffaele Pace
